Intervista all’associazione AGeDO

In occasione del Sardegna Pride del 10 Luglio, la SCORA, area del SISM Sassari che si occupa di salute sessuale e riproduttiva, ha deciso di intervistare Maria Paola Curreli, volto dell’associazione AGeDO, che da tempo porta avanti numerose battaglie a favore dei diritti civili della comunità LGBTQ+.

 

Che cos’è e come nasce AGeDO?

AGeDO è un’associazione di volontariato nata nel 1993 grazie a Paola Dell’Orto, attivista italiana e autrice del libro “Figli diversi”. All’epoca della sua istituzione, AGeDO stava per “Associazione Genitori Di Omossessuali”, e aveva appunto lo scopo di mediare i rapporti non sempre facili che si instauravano all’interno di molte famiglie in presenza di una generazione genitoriale spesso poco consapevole e disinformata.

Oggi, come ci ricorda Maria Paola, le cose sono in parte diverse: è riduttivo associare l’associazione solo alle figure genitoriali, e nella sigla si sottintende anche la presenza di parenti, amiche e amici di persone LGBTQ+.

Spesso, sottolinea Maria Paola, è possibile che diamo per scontato di trovarci di fronte a una rete sociale costituita esclusivamente da eterosessuali: è il concetto di eteronormatività, una tendenza ancora oggi prevalente che ci porta a vedere tutto bianco o nero, e che si colloca ben lontano dalla realtà dei fatti. Proprio qui evidenziamo il ruolo di questa associazione, che ha lo scopo di sensibilizzare e unire nella diversità.

Molto importante anche il ruolo svolto dall’associazione all’interno delle scuole. “La mia appartenenza ad AGeDO mi ha permesso di essere insegnante e dirigente scolastica con uno sguardo diverso” afferma Maria Paola. Questo perché il contatto con una associazione di questo tenore consente di sviluppare un occhio critico nei confronti di situazioni in cui studentesse e studenti che stanno entrando per la prima volta in relazione con il proprio orientamento sessuale, possono sentirsi diversi e chiudersi nel disagio o nella vergogna.

A questo proposito, AGeDO sta anche aiutando alcune scuole a intraprendere la carriera ALIAS, che consente di sperimentare una transizione sociale fin dalla scuola primaria ai bambini che sentono di non appartenere al genere assegnato loro alla nascita e di essere, per esempio, informalmente riconosciuti con il nome scelto o di poter indossare i vestiti che preferiscono.

 

Sul panorama nazionale quali sono i passi concreti che si dovrebbero compiere per rendere la società più inclusiva?

È fondamentale, a detta di Maria Paola, che vengano formati i futuri insegnanti, in modo tale che acquisiscano le competenze per affrontare temi legati all’identità sessuale. È necessario che si parta dalle scuole per vincere l’ignoranza che aleggia su questi temi. Spesso proprio in questi ambienti c’è molta chiusura mentale, si tende a mettere a tacere chi promuove l’inserimento di queste tematiche tra i banchi di scuola.

 

Come possiamo noi, da futuri operatori sanitari, aiutare il paziente ed essere diligenti da un punto di vista del trattamento e nell’uso delle parole?

Anche nel mondo della sanità, è necessario operare al fine di sconfiggere l’ignoranza spesso legata all’identità sessuale. Ci sono troppi temi di cui i professionisti della salute, qualunque sia la loro specializzazione, non trattano. Oltre a conoscere bene la propria materia, nel trattare il paziente è fondamentale l’ascolto e il rispetto di ciò che questi dichiara di essere. Specie nel mondo della Medicina, è fondamentale “non patologicizzare tutto ciò che non è conforme”.